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ADDIO A ZAHA HADID: I SUOI PROGETTI DI GREENBUILDING

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ADDIO A ZAHA HADID: I SUOI PROGETTI DI GREENBUILDING

L’architetto di origine irachena ha fatto la storia dell’architettura green. Legno, strutture ipogee, progettazione parametrica, strategie bioclimatiche tra innovazione e tradizione araba. Ecco i suoi migliori progetti sostenibili

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Zaha Hadid si è spenta a 65 anni, in un ospedale di Miami. L’architetto irachena con passaporto britannico di fama mondiale era entrata nella storia come prima donna a vincere il prestigioso premio Pritzker (2004) e la Royal Gold Medal for Architecture (2015), grazie ai suoi significativi contributi per l’architettura internazionale.

Zaha Hadid: i progetti di greenbuilding

Nel 2008 la rivista Forbes l’aveva inserita tra le 100 donne più potenti al mondo e la terza nel mondo arabo.

Nata nel 1950 a Baghdad, aveva prima studiato Matematica all’Università americana di Beirut e poi, intraprendendo il percorso che l’avrebbe resa celebre, presso l’Architectural Association di Londra dal 1972.

Sette anni più tardi fonda il suo studio nella capitale inglese insieme a Rem Koolhaas e Elia Zenghelis.

Zaha Hadid è entrata di diritto nella storia dell’architettura e del greenbuilding progettando una lunga serie di edifici sostenibili. Ecco alcune delle sue opere più importanti.

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I progetti di greenbuilding di Zaha Hadid

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Zaha Hadid: i progetti di greenbuilding

Le residenze City Life a Milano

Nel nuovo quartiere milanese a emissioni 0 – che vanta tra le altre firme grandi architetti come Daniel Libeskind e Arata Isozaki – Zaha Hadid ha progettato 7 ecoresidenze City Life. I rivestimenti della facciata ventilata a tripla pelle e ondulata, che è diventata un punto riferimento imprescindibile nella progettazione parametrica, sono composti da 2 milioni e mezzo di pannelli, dei quali il 60% sono pezzi unici.

Le palazzine sono certificate in classe A grazie alle strategie tecnologie e impiantistiche adottate. La forma a corte serve a sfruttare il raffrescamento naturale della vegetazione per evitare l’effetto isola di calore dei centri cittadini e l’uso di fontane e specchi d’acqua sfrutta l’evaporazione come climatizzatore naturale.Pannelli radianti ad acqua di falda nel controsoffitto servono a riscaldare e climatizzare gli appartamenti.

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Zaha Hadid: i progetti di greenbuilding

La duna a impatto zero

Negli Emirati Arabi, 7000 metri quadrati di spazi che ricordano le dune del deserto hanno raggiunto il livello Platinum, il più alto grado nella scala di valutazione americana LEED. Il punteggio di questo centro direzionale dell’azienda di gestione ambientale Bee’ah è stato ottenuto grazie alle strategie attive e passive.

Il giardino interno, attrezzato con vegetazione e specchi d’acqua è pensato come un’oasi verde in cui passare le pause durante il lavoro e ha la funzione di ventilare gli ambienti con un effetto camino, strategia passiva usata fin dall’antichità per raffrescare naturalmente gli ambienti in climi caldi. L’orientamento è stato scelto da Zaha Hadid per ottimizzare la ventilazione naturale e limitare l’esposizione al calore con un rivestimento esterno che riflette i raggi solari. L’edificio è alimentato al 100% dalle rinnovabili.

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Zaha Hadid: i progetti di greenbuilding

I grattacieli sostenibili Wangjing SOHO a Pechino

Grazie alle strategie bioclimatiche, agli impianti innovativi e all’attenzione all’involucro è stato stimato che i tre grattacieli sostenibili permettono un risparmio idrico del 42% rispetto agli standard ASHRAE ed energetico del 12,8%. La concentrazione di composti organici volatili, uno degli aspetti più allarmanti della città cinese, viene abbattuta da filtri ad alta efficienza che negli ambienti interni permettono di respirareun’aria del 30% più pulita dello standard.

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Zaha Hadid: i progetti di greenbuilding

Il “Museo Messner” in vetta al Plan de Corones

Nonostante i 1.000 mq di superficie dedicati all’esposizione museale, solo una minima parte ha richiesto costruzioni fuori terra. Il museo è prevalentemente ipogeo, con un impatto ambientale minimo. La caratteristica ipogea dell’opera della Hadid permette di mantenere sotto controllo la temperatura interna del museo ottimizzando l’efficienza energetica.

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Zaha Hadid: i progetti di greenbuilding

L’auditorium in legno di Baku

Ha un guscio in legno massello, legno MDF – Medium Density Fibreboard – ingegnerizzato, che avvolge gli spettatori. Ogni pezzo è stato modellato da appositi software e macchine a controllo numerico. Il legno MDF utilizzato ha uno spessore di 45 mm, perfetto per le caratteristiche acustiche dell’ambiente destinato ad opere e concerti. Questi pannelli vengono ottenuti dagli scarti di lavorazione del legno delle conifere che sono triturati, trasformati in pasta e convertiti in pannelli dalle ottime prestazioni meccaniche e di resistenza all’umidità.

Fonte: Rinnovabili.it

3 Comments so far:

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